Francesco: “A Londra ce l’ho fatta”

Francesco Fusaro, 35 anni, una laurea in Lettere e un sogno nel cassetto: lavorare nell’industria musicale. In Italia nessuna possibilità: emigra a Londra. E nel giro di qualche mese ottiene quello che aveva sempre sognato. Oggi è content specialist di YouTube Music e dj a Londra.

“Amo il giornalismo e la musica: in Italia non sarei riuscito a viverci. A Londra ce l’ho fatta”

Francesco Fusaro, 35 anni, una laurea in Lettere e un sogno nel cassetto: lavorare nell’industria musicale. In Italia nessuna possibilità: emigra a Londra. E nel giro di qualche mese ottiene quello che aveva sempre sognato. Oggi è content specialist di YouTube Music e dj a Londra.

“Non sapevo dove sbattere la testa. Ho sempre fatto lavoretti senza mai riuscire a essere indipendente: l’insegnante di alcuni corsi per il tempo libero in biblioteca, il docente privato, l’assistente in università”. Nei sogni di Francesco Fusaro, 35enne di Feltre (Belluno), c’erano il giornalismo e la musica. Ambiti che in Italia è a malapena riuscito a sfiorare, dopo la laurea triennale in Lettere e la magistrale in Musicologia. “Scrivevo saltuariamente per alcune riviste, ma nulla che potesse assomigliare a un lavoro vero”. La frustrazione per il percorso di studi intrapreso, il bisogno di realizzarsi e la necessità di mantenersi lo spingono al grande passo: andarsene all’estero, provarci con un solo biglietto di andata. Destinazione Londra. Era il 2014: “Un periodo, quello successivo alle Olimpiadi, in cui tanti italiani avevano deciso di partire per la capitale inglese – ricorda – e così me ne sono andato anch’io, nella speranza di trovare lavoro nell’industria musicale”.

Francesco sa parlare inglese e, prima di partire, cerca di pianificare al meglio la strategia per raggiungere i suoi obiettivi. Parte con una costruzione attenta del suo profilo su LinkedIn e con l’invio mirato di curriculum. Ma se in Italia spedirli significa spesso non ricevere riscontro, nota che nel Regno Unito è diverso: le risposte arrivano. “Per la prima proposta di lavoro saranno passate al massimo sei settimane”. Quel che lo stupisce di più, racconta, è la trasparenza del processo di selezione: “Qui le posizioni sono visibili sui principali motori di ricerca: non vieni a saperlo col passaparola e soprattutto chiunque, a qualunque età, può concorrere per qualsiasi posizione”.

Con Brexit, però, tutto sta cambiando: “Non nascondo che sono più aperto alla possibilità di rientrare. Sul mercato del lavoro temo che il Regno Unito abbia irrigidito le proprie posizioni classiste: qui è il ceto sociale a determinare anche il tuo futuro lavorativo”. E d’altra parte in Italia “su alcune questioni politiche si sentono toni più pacati, inimmaginabili anche solo pochi mesi fa”. Insomma, l’Italia torna a esercitare un suo potenziale. E chissà che, un giorno, Francesco non abbia un biglietto di ritorno.